Presentazione dell’artista Vanda Pianini di Enrica Frediani

La completa educazione artistica di Vanda Pianini conseguita all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove si diploma in pittura prima e in scultura poi, sotto la guida di Piergiorgio Balocchi, la porta ad operare sul marmo con la piena consapevolezza di una scelta a lungo maturata ,frutto di un amore per ciò che si realizza “per via di levare” e dr vita a ciò che si è segretamente custodito .

 

Concetti michelangioleschi che rappresentano in Vanda L’assoluta e totale passione per il marmo, quale elemento vibrante e palpitante che attende di essere portato a nuova luce.

 

Nell’operare gioca con le sue esili dita sulla materia, ne penetra la sottile texture per ottenere morbidi effetti chiaroscurali mentre riaffiora, nella gestualità,inconsapevolmente la formazione pittorica .

 

Lo scalpello diventa nelle sue mani pennello, per regalare alla materia la leggerezza e la trasparenza delle “velature”.

 

Il marmo si piega al suo volere, le figure assumono morbide e rilassate posture, inconsuete in scultura, dove solitamente l’incidere porta a risultati che esaltano la solida plasticità del lapideo.

 

I corpi delle sue giovani donne si presentano adagiati su soffici letti, ricoperti di eteree ed impalpabili mussole e veli che rimandano nei drappeggi e nelle trasparenze, alle vesti delle fanciulle botticelliane.

 

Il morbido tessuto aderisce alle membra sottoforma di pieghe e investe i corpi di quella sensualità che nasce prima dalla purezza del sentimento, e poi si manifesta nell’aurea di mistero che che li circonda come in “Sogno d’Ottavia” , marmo ordinario grande al vero .

Viene spontaneo nella lettura dell’opera , per l’analogia con le tuniche delle “Tre Grazie”in “La Primavera” del Botticelli per l’impersonificazione dei tre aspetti di Venere castità, bellezza e piacere, sottolineare il triplo significato simbolico che la scultrice ha voluto attribuire alla giovinetta addormentata.

 

In “Ofelia”, nero del Belgio, grandezza naturale, Vanda affronta il tema della pazzia d’amore che vede la giovane perdere la ragione per Amleto e gettarsi nelle acque dl fiume in cui annega.

 

Simbolicamente l’artista la ritrae acefala .

 

Anche quest’opera rimanda , per la resa prospettica ad un’opera pittorica IL “Cristo morto” del Mantegna.

 

A queste sculture di lunga e ricercata realizzazione , che la scultrice effettua esclusivamente da sola, associa una produzione di busti femminili acefali e senza arti tendenti a esaltare e focalizzare la centralità della tematica cara all’artista che ora si fa marcatamente più sensuale, perché la figure assume le dimensioni di frammento umano per divenire offerta e invito al contatto fisico, e dove le lucide superfici marmoree ne esaltano l’appartenenza corporea per le sensazioni tattili che allo sfioramento riescono a trasmettere.

 

Gelosa custode di intime emozioni che libera nella scultura esplicitandosi in una insolita e personalissima sensualità che manifesta i suoi più alti significati in un naturalistico abbandono fisico ed emozionale dove il corpo , lasciata ogni resistenza alla tentazione della bellezza apparente e costruita, si offre alla vista mostrando tutta la sua spontanea energia espressiva.

 

Ne scaturisce una sensualità carica di atmosfere suggerite e sussurrate che passano attraverso l’oblio dell’ amore e nascono dal romantico mondo interiore dell’autrice poiché l’universo femminile di Vanda attinge al sentimento e al perdersi in esso .

 

E’ proprio nel manifestarsi di queste risposte emozionali, a lungo cullate nell’indagine filosofica –spirituale, nell’approfondimento psicologico, nel rifiuto della materialità e della attualità, oltre a quella necessità di valorizzare contenuti che trascendono dal mito, dalla poesia e dalla filosofia, che le sue opere affondano le radici nelle tendenze romantiche di primo ottocento.

 

Recupera dall’esperienza pittorica matrici preraffaellite riscontrabili nell’indagine minuziosa del dato oggettivo per ritrovare quella naturalità che conduce alla spiritualità ed arriva a condividere più ampiamente le tematiche del simbolismo dove la realtà è espressa oltre il dato della percezione visiva per le sottili ambiguità e analogie che racchiude.

 

Dotata di una sensibilità non comune che deriva dalla capacità di ascoltarsi e di ascoltare, riesce a decifrare significati nascosti e a tradurli in forme plastiche che coniugano suggestioni di derivazione classica per la straordinaria abilità di modellato, ai contenuti romantici del simbolismo.

 

VANDA PIANINI

Extraordinary in her manual skills, she knows how to translate into sculpture the pictorial suggestions that unleash into the marble emotions filled with suggested,whispered atmospheres.

Vanda Pianini’s exhaustive artistic education at the Academy of Fine Arts in Carrara, where she got a diploma first in painting, then in sculpting under the guidance of Pierigiorgio Balocchi                , leads her to work on marble, fully aware of a long-suffered choice, the fruit of her love for what is accomplished “by removing” and for giving life to what is secretly kept within it.

Michelangelo-live concepts that are embodied by Vanda’s total, outright passion for marble as a vibrant, quivering material that awaits to be brought to new light.

As she works, she plays whit her thin fingers on the material, penetrates its subtle texture to obtain soft chiaroscuro effects, while her pictorial background unconsciously re-emerges in her gestures.

In her hands, the chisel becomes a bruah, to lavish on the matter the lightness and transparency of the “veils”.

Marble bends to her will, her figures take a soft, relaxed stance, unusual in sculpture, where  the solid plasticity of the stone.

The bodies of her young women lie down on soft beds, covered with ethereal, impalpable muslins and veils that recall, in their draping and transparence, the dresses of Botticelli’s maidens.

The soft fabrics to their limbs in folds and bestow on the bodies that voluptuousness that is first born of the feeling and then  materializes in the halo of mystery that surrounds them, as in “Sogno di Ottavia”,a life-size statuary marble sculpture.

It comes natural, in looking at this work,  whit its similarity to the tunics of the “Three Grace” in Botticelli’s “La Primavera” and the embodiment of the three aspects of Venus: Chastity, beauty and pleasure, to highlight the threefold meant to give to the sleep maiden.

In “Ofelia”, a life-size sculpture of Belgian black marble, Vanda tackles the subject of the craziness of love that see the young girl losing her mind for Hamlet and throwing herself into the river in which she drowns

Symbolically the artist portrays her headless. This work too recalls Mantegna’s “Cristo Morto “ for its painting like perspective.

The artist matches these time-consuming, hard-fought sculptures that she makes all alone with a production of head-less, limb-less female busts, which tend to highlight and focus on the centrality of the subject she is so keen on, which becomes more visibly sensual, since the figure takes the dimension of a human fragment to become an offering of and an invitation to physical contact, where the polished marble surfaces set off its physicality whit the tactile feelings conveys when touched.

The jealous guardian of inner emotions that she unleashes into her sculptures in the form of an unusual, very peculiar sensuousness which expresses its loftiest meanings in a naturalistic physical and emotional surrender, in which the body, after surrendering any resistance to the temptation oe a seeming, contrived beauty, lets itself be seen in all its natural expressive energy.

This results in a sensuousness filled whit suggested, whispered atmospheres running through the oblivion of love and being born of the romantic inner world of the author, because Vanda’s female universe drawn on sentiments and on losing oneself into them.

Un-assuaged emotions and desires can be read in her bodies, re-emerging in the languor of a proactive physicality.

It is just in the appearance of these emotional responses, long-cherished in the philosophical-spiritual inquiry, in the philosophical investigations, in the denial of the material and the topical, as well  as the need to give prominence to contents that go beyond the myth, poetry and philosophy                   , that her works take root in the romantic trends of the early nineteenth century.

From her pictorial background, she recovers the  pre Raphaelite models which can be seen in the painstaking examination of the objective detail, to find again that naturalness that leads to spirituality and go so far as to widely share the issues of symbolism where reality is expressed beyond the result of visual perception, whit the subtle ambiguities and analogies it encompasses.

Gifted whit an uncommon sensitivity, which comes from her ability to listen to herself and to the others, she skillfully deciphers hidden  meanings and translates ahem into plastic form that combine the classic suggestions of her extraordinary shaping ability whit the romantic contents of symbolism.